La carta ci è venuta incontro come un destino.
Non con il suo vuoto, ma con il suo pieno.
Non con la sua superficie, ma con il suo spessore.
Forse realizzando ciò che aveva in mente un maestro come Duchamp: non attraversando però, idealmente, il fronte di un cartoncino per raggiungerne il retro, bensì sfruttandone la densità, il volume, la corporeità materica.
Sì, perché la carta ha un corpo, è un corpo.
E come tutti i corpi ha una massa, un peso e tre dimensioni.